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There are no translations available. Gli ultimi due secoli della storia sociale ed economica della Sicilia centro-meridionale e, in qualche modo, dell’intera isola sono stati segnati, in maniera determinante, dall’attività estrattiva dello zolfo. Questo importante aspetto della nostra economia raggiunse il momento di massimo fulgore tra il XIX ed il XX secolo, quando in Sicilia risultavano occupati nel settore quasi 40.000 persone e si estraeva circa il 90% di tutta la produzione mondiale di quel minerale.
Solvatara Trabia Tallarita
Poco dopo ebbe inizio una crisi irreversibile che, un po' alla volta, ha determinato la completa cessazione di ogni attività lavorativa e l’abbandono traumatico di un patrimonio ingente, ancora oggi riconoscibile nelle strutture obsolete degli impianti dei bacini minerari. Le zolfare siciliane furono fonte di sostentamento per le popolazione, ma, principalmente, causa di sofferenze, tragedie e lutti.
L’estrazione dello zolfo dalle viscere della terra fu possibile solo grazie al lavoro massacrante e disumano di uomini e, ancor di più, ragazzi, i cosidetti “carusi”, che cominciarono a lavorare in miniera fin dalla più tenera età: partivano all’alba e tornavano con il buio, restando sepolti vivi per tutto il giorno.
Lo sfruttamento dei lavoratori e l’assenza di garanzie agli anziani furono fenomeni che produssero grave disagio sociale e giustificati fermenti sindacali. Eppure, la storia dello zolfo in Sicilia non riuscì a liberarsi dalle condizioni disumane con cui si lavorava in miniera.
Percorsi delle Solfare di Trabia - Tallarita
La Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Caltanissetta si è attivata per salvaguardare e valorizzare una parte significativa di tutto quel patrimonio minerario, che ha così fortemente marcato la storia e la cultura delle nostre popolazioni. Per garantirne la conservazione nel tempo alcuni di questi beni sono stati sottoposti a tutela, ma a ciò non sempre sono seguite iniziative volte alla loro valorizzazione. La miniera Trabia - Tallarita è stata acquisita, tra il 2000 ed il 2003, al Demanio Regionale con un provvedimento dell’allora Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione.
La realtà mineraria della Sicilia centro-meridionale trova nel complesso di Trabia-Tallarita il più grande e ricco giacimento d’Europa, uno straordinario esempio di archeologia industriale, rappresentato in tutte le complesse fasi dell’evoluzione dell'attività estrattiva: dalla “calcarella” al “calcarone”, dal “forno Gill” all’impianto di “flottazione”.
Oggi, nel bacino che insiste nella splendida conca, tra i comuni di Sommatino e Riesi, il senso di rovina avvolge per lo più tutto allo stesso modo, con la stessa amara dignità che la storia ci ha consegnato: i manufatti da cui nasceva la produzione (forni Gill, calcheroni), le case degli operai, gli edifici destinati alla dirigenza, ai padroni, ai carabinieri, la chiesetta. L’unica grande struttura recuperata è l’ex Centrale Elettrica “Palladio” con gli annessi locali, grazie ad un intervento progettato dalla Soprintendenza di Caltanissetta, con fondi del POR Sicilia 2000-2006 e per un importo di circa 5.500.000,00 euro.
Dopo sei anni di intenso lavoro è stato completata l’opera di riqualificazione e finalmente oggi vengono restituiti alla pubblica fruizione i “Percorsi delle Solfare di Trabia - Tallarita”.
Il riutilizzo delle aree minerarie dismesse per attività connesse alla creazione di spazi espositivi è stato e continua ad essere oggetto di proposte e di specifico interesse da più parti. Già nella Legge Regionale n. 17 del 1991 era stato istituito il Museo Regionale “in Caltanissetta con sedi alle miniere di Grasta, Gessolungo e Trabia-Tallarita”. Pochi siti potevano essere individuati per diventare sede di Museo, essendo stati luogo della produzione, dove l’evoluzione della vita era legata alla produzione stessa: Trabia-Tallarita era certamente uno di questi luoghi, in quanto vi ricadevano le più antiche, le più estese e le più produttive miniere di zolfo della Sicilia e del mondo. Il locale è stato realizzato in maniera polivalente.
L’ex centrale elettrica Palladio ospita un allestimento di tipo interattivo e didattico e può diventare, anche per la collocazione geografica del complesso, al centro dell’altopiano gessoso-solfifero della Sicilia centromeridionale, un’attrattiva unica nel suo genere, specialmente per un turismo scolastico e di studio, oltre che di nicchia e di tipo tradizionale.
Oltre ad un percorso multimediale, sono state allestiti:
- una mostra fotografica permanente, che narra della vita e dell’evoluzione della storia mineraria
- una sala conferenze
- una sala didattica
- un ampio spazio destinato a mostre temporanee
Inoltre, sono presenti un grande edificio in cui accogliere i servizi di ospitalità (bar-ristorante) ed un book-shop, un vasto magazzino e una palazzina per uffici e custodia. I cortili esterni hanno dimensioni tali da poter garantire la realizzazioni di eventi all’aperto, anche di grande attrattiva. È possibile sperare in un futuro roseo per i locali recuperati dell’ex Centrale “Palladio” ed i locali annessi, pensando ad una gestione oculata, ad una buona promozione ed alle esigenze sempre più scientifiche del settore del turismo. Molto spesso i sogni diventano realtà: questo, forse, è uno di quei casi.
Un altro ambizioso progetto è già stato ideato, anche se è ancora in fase preliminare. Esso mira al recupero dei manufatti destinati alla produzione, come i calcheroni, i forni Gill, la cosidetta “nave”, le officine del versante di Trabia, nonché del villaggio, composto dagli edifici ex Poste ed ex Uffici, dalla chiesetta di Santa Barbara, sparsi nel bacino minerario, dei percorsi didattici, senza i quali non sarebbe possibile percepire la bellezza, la densità e l’intensità di tutto il complesso.
L’intervento già realizzato e l’altro che si intende attuare sono dedicati alla memoria dei minatori caduti ed, in particolare, dei “carusi” che non hanno conosciuto l’innocenza e la serenità dei loro coetanei.
Ex Centrale Elettrica “Palladio” SS. 190 km 24 Alessandro Ferrara |