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There are no translations available. Zafferana Etnea (Zafarana in siciliano) è un comune della provincia di Catania.
Zafferana Etnea sorge a 574 m. s.l.m., alle pendici orientali dell'Etna, il vulcano attivo più grande d'Europa. Si estende fino alla vetta sommitale del vulcano, includendo nel proprio territorio paesaggi di inestimabile bellezza naturalistica, dai fitti boschi alle distese di deserto lavico.
Chiesa Zafferana etnea
È uno dei comuni del Parco regionale dell'Etna e nel suo territorio rientrano le tre grandi valli che secondo accreditate ipotesi rappresentano la testimonianza della sequenza della genesi del vulcano: Valle del Bove, Val Calanna e Valle San Giacomo. L'abitato è adagiato in una vallata, ai piedi dei monti Pomiciaro (1715 m. slm), Zoccolaro (1739 m. slm) e Fior di Cosimo (1178 m. slm), disposto in lunghezza parallelamente alla costa jonica, sul cui mare si affaccia come una terrazza. Collocata in una posizione gradevole per gli amanti della tranquillità e della natura, dista pochi chilometri dai centri maggiori (Catania 24,6 km, Taormina 36,6 km, Acireale 13,7 km) e si trova a metà strada tra il mare e la montagna. Zafferana rappresenta una delle porte d'accesso al vulcano, grazie alla strada provinciale dell'Etna che la collega alla stazione turistica di Rifugio Sapienza (Nicolosi) da un lato, e a quella di Piano Provenzana (Linguaglossa) dall'altro.
Origine del nomeDiverse sono le ipotesi sull'origine del nome; alcuni studiosi ritengono che la parola derivi dall'arabo Zaufanah, che significa “giallo”, per l'abbondanza dei giunchi e delle ginestre che si trovano nei boschi del territorio; altri pensano che il nome provenga da parole arabe col significato di “contrada ricchissima d'acqua” oppure “fischio del vento”. L'ipotesi più attendibile la si trova nell'Enciclopedia italiana di Gerolamo Boccardo, in cui facendo accenno alla coltivazione dello zafferano egli scrive che questa coltivazione «era industria principale nel moderno comunello di Zafferana Etnea; che da detta cultura prese il nome». Questa supposizione è avvalorata dal quadro della Madonna della Provvidenza (1838) di Giuseppe Rapisardi, in cui è dipinto un vaso con fiori di zafferano. È definita la "Perla dell'Etna". La storiaIl territorio di Zafferana Etnea era attraversato, fin dal tempo dell'occupazione romana, da un importante asse viario che collegava la città di Tauromenium a quella di Katane, costituendo un percorso alternativo alla via Consolare Valeria che costeggiava il litorale jonico. Questa strada pedemontana consentiva lo spostamento dei soldati romani al riparo dagli attacchi nemici e permetteva di raggiungere i boschi etnei, la cui legna veniva utilizzata per la costruzione delle navi. A tal proposito, il celebre antropologo palermitano Giuseppe Pitrè, nella sua Biblioteca delle tradizioni popolari, cita Zafferana come luogo di passaggio dei tre santi Alfio, Filadelfo e Cirino, condotti dal preside Tertullo da Tauromenium a Leontini per esservi martirizzati il 10 maggio 253. Secondo alcune fonti in quel caso un'eruzione dell'Etna aveva reso impraticabile la strada costiera (via Valeria), costringendo la legione e i condannati a servirsi della strada etnea. Una piccola parte di questa antica strada lastricata, in seguito riadattata a mulattiera e utilizzata fino agli inizi del secolo scorso, è ancora visibile presso la contrada Dagalone. Altra testimonianza della presenza dei romani nel territorio è rappresentata dal ritrovamento di alcune monete romane. A causa delle eruzioni dell'Etna e dei terremoti che più volte devastarono la zona, non si hanno altri reperti storici anteriori al sisma del Val di Noto del 1693. La storia dell'abitato attuale ha origine con la fondazione del Priorato di San Giacomo, un monastero benedettino costruito nel Medioevo e di cui si hanno notizie certe a partire dal 1387 in un documento firmato dal Vescovo di Catania Simone del Pozzo. Da una bolla papale firmata da Papa Eugenio IV nel 1443 si apprende dell'esistenza di un'annessa chiesa dedicata a san Giacomo, sacramentale e parrocchiale, il che fa presumere che fosse frequentata da un primo nucleo di abitanti sorto attorno al monastero, oltre che dai numerosi pellegrini che accorrevano nel giorno della festa del santo, il 25 luglio. La vita monastica nel Priorato finì nel 1464, ma la chiesa rimase aperta al culto fino almeno al 1677, venendo poi probabilmente distrutta, insieme all'intero complesso, dal terribile terremoto del 1693. Il Priorato si trovava all'inizio della svasatura della Valle San Giacomo, a monte dell'odierno abitato.
Zafferana Etnea
Alcuni studiosi agiografi sostengono che un primo piccolo monastero in territorio zafferanese fosse stato istituito da san Sabino (m. 15 ottobre 760), vescovo di Catania, che lasciò la gestione della diocesi per ritirarsi in un luogo pacifico insieme ai suoi discepoli. Questo fatto non è sostenuto da fonti certe, ed è azzardato ipotizzare che il Priorato di san Giacomo sia sorto in seguito sull'originario Monastero di san Sabino. Il primo toponimo che si riscontra nella storia di Zafferana è “Cella”, che indicava lo stesso territorio di San Giacomo, dove era ubicato il Priorato. In un documento del 1694, invece, compare per la prima volta il toponimo “Zafarana” che darà poi il nome al paese. Le terre della contrada Zafarana dipesero amministrativamente dai comuni di Trecastagni, Viagrande ed Aci Sant'Antonio fino al 1826, mentre dal punto di vista religioso la chiesa del borgo (chiesa della Madonna della Provvidenza), costruita agli inizi del '700, fu vincolata all'Arcipretura Parrocchiale "S. Nicola di Bari" di Trecastagni fino alla costituzione della parrocchia (1753). Il 21 settembre 1826 un decreto di Francesco I, dispose che i quartieri Zafarana Etnea, Sarro, Rocca d'Api, Bongiardo e Pisano formassero, distaccandosi dai comuni di Trecastagni, Viagrande ed Aci SS. Antonio e Filippo, un nuovo comune col nome di Zafarana Etnea, poi Zafferana Etnea. A questo nuovo Comune si unirono in seguito le altre frazioni di Fleri (1851) e Petrulli (1951), mentre la frazione Bongiardo passò, nel 1934, al neo-costituito comune di Santa Venerina. DialettoIl dialetto parlato a Zafferana Etnea è quello catanese (non metafonetico orientale), da cui però si discosta in alcune singolari caratteristiche, derivate dalla distanza dal capoluogo etneo e dall'influenza della più vicina città di Acireale. Nei verbi della terza coniugazione (italiano: -ire; siciliano: -iri) la terza persona singolare cambia la i con la a; ad esempio per il verbo véniri (venire), a Zafferana si utilizza spesso iddu vena in luogo di iddu veni (egli viene). Non mancano anche a Zafferana gli antichi proverbi dialettali, alcuni comuni anche alle altre località, altri invece propri della cittadina: | | « A Zafarana c'è 'nmalunatu, si non chiovi è anneulatu. » | | | (Antico proverbio dialettale) | | | | « A Zafferana c'è una sfortuna , se non piove è annuvolato. » | | | | | Tipica inoltre l'associazione agli abitanti di nomignoli e soprannomi, i cosiddetti ngiurii, ancora oggi frequentemente utilizzati, derivati dall'attività lavorativa, da fatti accaduti o da vezzi personali, oppure ereditati nei secoli dagli avi. Essi servivano inoltre a consentire una rapida identificazione delle persone, essendo anticamente Zafferana una piccola comunità con stretti legami di parentela tra gli abitanti, e quindi stessi cognomi, e vigendo l'usanza di dare ai figli i nomi dei nonni. Interessante anche la tradizione religiosa orale, che tramanda fino ad oggi innumerevoli componimenti dialettali, ancora oggi mai scritti in un'unica raccolta. Il dialetto a Zafferana è ancora correntemente utilizzato nelle relazioni sociali locali, anche da buona parte delle giovani generazioni, in alternativa alla lingua nazionale. Il turismoIl turismo rappresenta per il paese di Zafferana un'importante risorsa economica durante buona parte dell'anno. Il turismo invernale nasce a Zafferana intorno alla fine degli anni venti del 1900, quando le contrade ad alta quota (Piano del Vescovo, Val Calanna e Valle del Bove) cominciano ad essere frequentate da appassionati di sci, di escursionismo e di arrampicata. La neve abbondante, caduta nelle grandi valli riparate dai venti, rappresentava infatti un'attrattiva per tutti gli amanti degli sport invernali e alpini. Ancora oggi Zafferana è una tappa frequente per chi vuole raggiungere le stazioni sciistiche di Rifugio Sapienza o Piano Provenzana, offrendo ai passanti ospitalità nei numerosi alberghi o semplicemente ristoro nei famosi bar del centro storico. La primavera è il momento ideale per le escursioni lungo i “sentieri natura” del Parco dell'Etna, che si inerpicano attraverso rigogliosi boschi su per le montagne, regalando agli occhi scenari da favola, da “punti di osservazione” che permettono di godere del panorama a trecentosessanta gradi. Le campagne e i boschi del Comune sono frequentatissime dai gitanti della domenica e dei giorni festivi quali il 25 aprile, la “Pasquetta” (lunedì dell'Angelo), il 1° maggio e il 2 giugno, grazie anche alla presenza di aree attrezzate per il barbecue a Piano dell'Acqua e a Piano del Vescovo. In estate il centro si popola di villeggianti, di turisti, e degli abitanti delle grandi e calde città alla ricerca di quiete e di un clima più mite. Il calendario estivo zafferanese è sempre ricchissimo di appuntamenti, tutti programmati all'interno del cartellone di “Etna in Scena”: artisti più e meno famosi si alternano in serate di spettacoli, musica, cabaret, danza, cinema e teatro, intrattenendo i numerosissimi spettatori nel grande Anfiteatro comunale intitolato a “Falcone e Borsellino”. Sempre in estate, il lunedì successivo alla seconda domenica di agosto, si svolge la festa patronale in onore della Madonna della Provvidenza, con uscita del fercolo e del simulacro dalla Chiesa Madre, accolti da grandiosi spettacoli pirotecnici.
Giardini Zafferana
L'autunno è forse il momento più impegnativo e interessante per Zafferana dal punto di vista turistico ed anche culturale. Alla fine del mese di settembre si svolge il prestigioso Convegno-Premio letterario Brancati, nato nel 1967 a memoria del grande scrittore siciliano Vitaliano Brancati, che spesso amava soggiornare nel paese etneo. Ottobre è segnato dalla “Ottobrata zafferanese”, una mostra-mercato di prodotti tipici e non, arricchita da eventi culturali, mostra degli antichi mestieri per le vie del borgo, proiezione di filmati e intrattenimento vario, con una sezione enogastronomica esaltata da una vastissima varietà di specialità locali. La manifestazione, che si svolge tutte le domeniche del mese di ottobre, attira ogni anno migliaia di visitatori da ogni parte d'Italia. Infine, un gran numero di turisti e di curiosi sono attratti dalle impressionanti e spettacolari eruzioni dell'Etna, rappresentando Zafferana un punto di osservazione privilegiato. La presenza di numerosi alberghi, pensioni, Bed&Breakfast, ristoranti, pizzerie e bar garantiscono ai turisti un soggiorno confortevole e ben organizzato. fonte:wikipedia |